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Categoria: Comunicati
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Roma, 26 gennaio 2017

“I dati che si rilevano dall’ultimo Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, relativamente all’anno 2015, confermano le nostre preoccupazioni sullo stato di malessere della Pubblica Amministrazione”. Lo afferma in una nota il Segretario generale della UILPA Nicola Turco, il quale aggiunge: “Dal 2007 al 2015 il personale è diminuito del 6,9%, parliamo di oltre 237.000 unità sottratte ai compiti ed alle funzioni connesse all’erogazione del servizio pubblico alla collettività. Ma – continua il Sindacalista - se scendiamo ancor più nel dettaglio, emerge che nei Ministeri si registra un calo del 16,9%, che sale fino al 26% negli Enti Pubblici non Economici.  Ovviamente la causa principale dello svuotamento degli uffici pubblici è il blocco del turnover che ormai da troppi anni impedisce il fisiologico ricambio generazionale”.

“Tuttavia – prosegue Turco – se la grave situazione del personale costituisce un dato di fatto abbastanza evidente agli occhi di tutti, ci sono altri fattori invece destinati a sfuggire all’occhio dei non addetti ai lavori e sui quali gli interrogativi assumono contorni inquietanti, in quanto lesivi degli stessi principi di equità e di uguaglianza. Tra questi elementi di distorsione spicca sicuramente l’andamento delle retribuzioni, il quale – se pazientemente analizzato nel dettaglio – lascia trasparire delle situazioni a dir poco inverosimili”.

“Infatti, è di tutta evidenza – incalza il Segretario Generale della UILPA – che se a fronte di comparti e categorie di personale rimaste sostanzialmente al palo dal 2010 a causa dei blocchi contrattuali, ve ne sono altre che hanno visto crescere regolarmente l’ammontare delle retribuzioni, c’è qualcosa che non funziona. Allo stesso modo i conti non tornano se, raffrontando le retribuzioni medie percepite nell’arco temporale 2005/2010, emerge che nonostante le misure di contenimento imposte dalle scelte politiche gli emolumenti sono aumentati del 45% per il personale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del 35% per i Magistrati, del 37% per i diplomatici, eccetera eccetera. Ciò significa, quindi, che nel panorama del Pubblico Impiego esiste una evidente sperequazione a favore di alcune categorie di personale”.

Conclude Turco: “Si tratta di anomalie che vanno sanate, è inaccettabile tollerare una simile disparità di trattamento tra operatori appartenenti a categorie diverse del servizio pubblico. Con la riforma della Pubblica Amministrazione, è necessario dunque rivedere i meccanismi di un sistema distorto, che mentre da una parte ha prodotto sprechi e privilegi dall’altra ha richiesto sacrifici oltre misura”.

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